
La vallata del Savena ci ha consegnato una documentazione riferita a 36 mulini(1 al Kilometro); molti di questi hanno ancora delle strutture che possono essere riscontrate e che sono visibili ed i nomi sono nella pagina a lato. Invece per quanto riguarda il tratto che dalla Chiusa di S.Ruffillo, va verso il centro di Bologna vengono menzionati nel 1176 circa 32 mulini. La politica del Comune di Bologna era di dare stabilità al mercato del grano e delle farine, di cui il mulino da grano era il fulcro e occorreva quindi rispondere in maniera adeguata alla crescente richiesta di alimenti dovuta all’incremento demografico. Era necessario avere un numero elevato di mulini sotto il controllo del Comune. Gli interessi privati del Monastero di S. Stefano sul territorio erano consistenti; nel secolo XII ci furono delle acquisizioni da parte dell’Abate, insieme con Pietro Garisendi, dei diritti sui mulini degli Alberici per garantirsi, attraverso un consorzio, l’integrità del flusso dell’acqua del Savena. I Consoli del Comune di Bologna nel 1176 decisero di mettere ordine nel Canale di Savena e di esercitare il controllo sui mulini, contrattando con i proprietari. I termini di quella operazione esplicitati nello “Statuto” redatto dai Consoli nel 1176, furono concordati con l’abate di S.Stefano che fece da mediatore tra il Comune ed i precedenti proprietari. Fu redatto l’elenco ufficiale dei mulini, contemplando una complessa operazione di trasferimento di alcuni sul nuovo tratto del Canale di Savena, con un rimborso spese ed una assegnazione di usufrutto ai proprietari. Modificando il percorso del Canale fu aumentata il livello della portata delle acque per rispondere ai nuovi fabbisogni di più efficienza, ma con la proibizione di costruire dei nuovi mulini. Si trattava di un vero complesso industriale gestito in maniera semipubblica: lo scopo di aver realizzato una rete consistente di mulini di proprietà comunale era stato raggiunto secondo un modello giuridico estremamente innovativo ed interessante. La memoria attuale degli ultimi mulini bolognesi: mulino de’ Foscherari, Parisio, Belpoggio, di Frino o Belvedere, della Misericordia e del Gomito. L’acqua del Canale veniva concessa a turno per 24 ore nella settimana, con un meccanismo di rotazione rigido, in modo tale che tutti potessero avere la possibilità e riempire i batocchi e quindi macinare.
Mulino Filipponi
Mulino di Sopra
Mulino Santino
Mulino di Case Mengoni
Mulino di Marchino
Mulino del Cancelliere
Mulino del Mandrullo
Mulino Cà di Guglielmo di sopra
3 Mulini di Cà Guglielmo di sotto
Mulino del Comune
Mulino Mazzone
Mulino Moranti
Mulino di Pirotto
Mulino del Piattello
Mulino della Valle
Mulino dei Frati
Mulino Mengoni
Mulino di Donino
Mulino della Grillara
Mulino dell’Allocco
Mulino dello Spirito
Mulino Mingano
Mulino della Volpe
Mulino di Carlino
Mulino del Pero
Mulino Nuovo
Mulino di Scascoli
Mulino di S.Ansano
Mulino Nuovo
Mulino Fiffo
Mulino di Pian di Macina
Mulino Gadignani
Mulino del Pero
Mulino del Paleotto

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