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Salvate il canale Savena

Articolo pubblicato sul quotidiano "Il Domani" del 25 febbraio 2008.

 

Una serie di associazioni lancia un appello per non far prosciugare il fiume realizzato nel lontano 1176 per alimentare i mulini da grano: «Non deve diventare una fogna a cielo aperto». L'assessore Patullo avverte: è destinato a seccarsi.

 

Il Comitato di via Toscana spiega: «Ci vogliono invasi a monte del letto per conservare le riserve idriche»

Il canale Savena rischia di morire. Pensare che esiste fin dal 1176, quando il Comune di Bologna lo costruì per alimentare 32 mulini da grano. Oggi, però, le sue condizioni sono critiche, soprattutto a causa dei periodi di siccità che rischiano di seccare il corso d’acqua definitivamente. Ci sono, però, anche forti problemi legati alla manutenzione e alla pulizia del suo letto.
PER QUESTO MOTIVO l’associazione “Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna” e l’associazione “Musa”, insieme al Comitato di “Via Toscana e dintorni” chiedono all’amministrazione provvedimenti “di riqualificazione ambientale”. La loro richiesta è stata portata a conoscenza del Comune da Davide Ferrari, Consigliere Pd.
Callisto Valmori, di “M.U.S.A” è sicuro: «I cittadini non vogliono che il canale venga dichiarato morto, ne che divenga una fogna a cielo aperto». E fa presente la necessità che «venga raccolta dell’acqua quando ce n’è abbastanza, così da poter rifornire il fiume quando c’è siccità».

LA MANUTENZIONE ordinaria e straordinaria del canale, però, spetta al Consorzio per le acque, non al Comune. Giorgio Petrosino, del Comitato di via Toscana, a questo proposito, osserva: «Ci vogliono invasi a monte del letto del fiume per conservare riserve d’acqua, il canale, poi, non è pulito ed è pieno di sterpi. Vorremo che l’amministrazione si facesse parte attiva presso il Consorzio, per una migliore manutenzione e che si realizzasse una pista ciclabile». E Valmori parla di un canale «che puzza, popolato da topi, piccioni e zanzare tigre».
Le associazioni vorrebbero, poi, che il fiume fosse valorizzato dal punto di vista turistico, con della cartellonistica lungo il percorso, in modo che, spiega Antonio De Capoa degli “Amici delle vie d’acqua”, «possa riassumere la storia del canale che in questi anni ha visto la presenza di circa 20.000 turisti».
Roberto Diolaiti, direttore del settore ambiente, riconosce: «La manutenzione dell’alveo del Savena non viene fatta con la frequenza necessaria». Ma fa anche presente un'osservazione:
«Il canale, a causa delle sue caratteristiche morfologiche, non si presta, come ad esempio il canale Reno, ad avere bacini di approvvigionamento dell’acqua, perché non ha vicino grandi corsi fluviali da cui attingere». «Quest’estate - ha ricordato - il canale è andato in sofferenza e visto l’andamento climatico, andrà sempre peggio». L’ASSESSORE all’Ambiente Anna Patullo, per questo motivo, non vuole dare false illusioni. «Il canale - spiega - è destinato a seccarsi, vista la difficoltà di attingere acqua altrove».
Interventi per un sistema di approvvigionamento, dicono chiaramente dall’assessorato, sono molto difficili da attuare con buoni esiti, vista la conformazione del bacino e, in ogni caso, non possono essere sostenuti dal Comune. Insomma, sembrano esserci poche speranze. «Ci vuole un piano di bacino regionale - specifica Diolaiti - a cui deve aggiungersi una progettualità della Provincia, con un contributo del Comune e, comunque, la regimentazione delle acque è in capo al Consorzio».

 

Articolo di Paola Benedetta Manca da "ilBologna" 25 febbraio 2008
bologna@ilbologna.com

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